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Faido e Morte di Rovagnate

Faido

A settentrione della villa Sacro Cuore si trova all'inizio del bosco di Faì (faggeto) in un luogo solitario una piazzola con una cappelletta sormontata da una grande croce di pietra. Sulla parte destra, è posta una statua in arenaria su piedistallo raffigurante uno scheletro, simbolo della morte: La Mort de Ruagnà. questa statua si trovava un tempo sul lato sud del viale delle Rimembranze verso la chiesa e segnava uno degli antichi fopponi dei morti della peste: l'Ussori de Ruagnà. Sotto la Croce sono deposti alcuni resti dei morti di peste del 1630 -1632, anch'esse conservate prima nell'Ussori de Ruagnà. Tuttora al Faido si reca la gente per recitare il Rosario.

Chiesa di Santa Marcellina

Chiesa di Santa Marcellina

Dal 1922 nell'attuale Villa Sacro Cuore ex Villa Biscia era presente l'Unione Gioventù Femminile Milanese. Essa raccoglieva le giovani cattoliche della nostra diocesi per i loro convegni, per le scuole d'istruzione e di propaganda, per le settimane sociali, per i SS. Spirituali Esercizi ecc. Non avendo una cappella per la preghiera, ne fu costruita una sul lato ovest, ma dopo circa dieci anni questa cappella non fu sufficiente a gestire il numero delle giovani cattoliche. Decisero così di costruire una Chiesa presso il giardino della suddetta Villa.
E' proprio nel 1932 che vengono terminati i lavori della costruzione della nuova Chiesa. La Chiesa fu costruita con delle forme neoromaniche e fu da subito dedicata a Santa Marcellina.
Nel 1974 la Chiesetta fu donata alla Parrocchia di Rovagnate.

Chiesa di Sant'Ambrogio (Monte)

Chiesa di Sant'Ambrogio (Monte)

La divisione tra le parrocchie di S. Ambrogio in Monte e quella di S. Giorgio di Rovagnate non è così antica come si può pensare.
Dai documenti custoditi in archivio parrocchiale possiamo datare la nascita della chiesa di S. Ambrogio il 9 Marzo del 1939, quando venne deposta e benedetta la prima pietra da parte del Cardinale Arcivescovo Ildefonso Schuster.
Alla cerimonia erano presenti il Prevosto vicario di Brivio col clero, le associazioni e le confraternite della parrocchia e delle parrocchie vicine.
Dopo aver benedetto la pietra il Cardinale e le autorità presenti firmarono la pergamena, che venne poi messa nella pietra secondo il rito.
Don Ambrogio Rocca, originario di Rovagnate e all'epoca parroco di Senago donò il terreno e il denaro necessario per la costruzione della chiesa e della casa parrocchiale.
Il nome della Parrocchia deriva infatti dal suo benefattore che tanto si impegnò per l'edificazione di una nuova parrocchia, perché potesse comprendere le frazioni troppo lontane dal paese.
Il 27 Marzo 1940 vennero benedette le campane, ed il giorno successivo venne consacrata la chiesa di S. Ambrogio. A partire da questa data le frazioni di : Cereda, Bongiaga, Longaina, Monte, Brogolone, Galbusera Bianca e Nera, Malnido, Ospedaletto, Cerè e Spiazzo (per un totale di 546 persone), passarono sotto la parrocchia di Sant’ Ambrogio in Monte. Nel 1965 si tornò a parlare di un ulteriore smembramento della parrocchia, quando Don Gaspare Cattaneo ricevette da parte della Curia Arcivescovile una richiesta in tal proposito. Nella lettera della Curia firmata da Mons. Virginio Rovera si prospettava l'opportunità che le frazioni di Casternago, Sara, Vigna, Malpensata e Crescenzaga entrassero a far parte della parrocchia di S. Ambrogio.
Don Gaspare rispose con una lettera alla Curia, dove si dichiarò contrario alla nuova divisione. In passato la parrocchia di Rovagnate aveva già subito due passaggi che l'avevano quasi dimezzata: quello di S. Maria Hoè nel 1914, con circa 1000 abitanti e quello di S. Ambrogio in Monte nel 1940, con circa 600 abitanti.
Nel 1965 la popolazione totale era di 1850 persone, un ulteriore passaggio di parrocchia avrebbe comportato la perdita di circa 300 fedeli.
I capifamiglia delle frazioni interessate furono chiamati ad esprimere il loro parere in proposito.
I documenti di questo singolare referendum, avvenuto in seguito ad una riunione dei cittadini il 26 Dicembre 1969, portano le firme dei favorevoli e dei contrari all'eventuale modifica dei confini della parrocchia. Il risultato del referendum fu negativo. La divisione di cui si parlò non avvenne, infatti i confini parrocchiali non vennero più modificati.

Chiesa di San Francesco (Galbusera Bianca)

Chiesa di San Francesco (Galbusera Bianca)

Le cascine di Valbisera (nome antico di Galbusera) sono note dal 1348 e stavano sopra un percorso a mezza costa sul versante della val Curone verso Cereda, che in seguito fu il comune capoluogo fino al 1928. E' un nucleo piuttosto esteso, articolato in tre complessi modesti ma di notevole effetto. Giungendo al nucleo si trova il primo conformato ad U con corte che guarda alla opposta chiesetta di San Francesco; un corpetto a ridosso porta un campaniletto a vela; retrostante, sulla spianata che anticipa i ronchi si trova un caseggiato più regolare rimaneggiato nel secondo Ottocento e dal 1831 casa di villeggiatura della marchesa Luigia Serbelloni Busca; al di là della via del Fontanile sorge la terza casa con grande fienile. L'abitato aveva un tempo prestino e torchio da vino. Sul rialzo a monte, fra cipressi, sorge la chiesetta, che, probabilmente inaugurata nel 1841, sostituisce il vecchio oratorio che esisteva nel Cinquecento: la piccola navata è ingentilita da una fronte neoclassica a timpano e mezzaluna e un protiro ben delineato retto da due colonne ioniche. In parte abitato, il nucleo mostra ampio degrado. Il distintivo si attribuisce all'uso della coltivazione dell'uva bianca.

Montevecchia e il suo circondario, Milano 1983; Amedeo Cedro, Mariola Viganò, Brianza e Lecchese. Dimore rurali, Milano 1985; Parco naturale di Montevecchia e della Valle del Curone, Missaglia 1990; I luoghi della memoria, Barzanò 1994; Virginio Longoni, I castelli medievali della Bevera, Oggiono 1995; Arte e archeologia del cemento nella natura, in "I Quaderni della Brianza", III, 1997.

Chiesa di San Martino (Casternago)

Casternago

La Chiesa di San Martino di Casternago viene erroneamente creduta risalente al 1400. Secondo invece la documentazione dell’Archivio Arcivescovile, dove è stata svolta buona parte della ricerca storica, la Chiesa era già nota in un fascicolo risalente alla fine del XII secolo (Liber Notitiae Sanctorum Mediolani).
In questo periodo appartiene alla giurisdizione della Pieve di Brivio, dato che all’epoca e per molti secoli ancora la Brianza era suddivisa in Pievi: Brivio, Missaglia, Olginate, Oggiono, ecc.
Dal XII secolo fino al XV secolo se ne hanno rare notizie.
Viene citata solo nella “Notitia Cleri Mediolanensis de anni 1389” da Gottifredo da Bussero in un quinterno del 1389, dove si riferisce che la tassa pagata da San Martino al Clero è di lire 2, soldi 4, denari 9.
Per quell’epoca ed in proporzione alle dimensioni della Chiesetta è una tassa piuttosto alta, che farebbe supporre una situazione economica diversa dalla presente.
Le seguenti notizie risalgono al 1571, anno in cui San Carlo Borromeo fece visita a tutte le Pievi a Lui preposte.
In questo periodo San Martino passa sotto la giurisdizione della Pieve di Missaglia e non viene più nominata come “ecclesia” ma come “oratorio”.
In un fascicolo specialmente (A.C.M. Pieve di Missaglia Sez. X volume 15 quinterno 5) si trova una relazione dettagliata sui paramenti e gli arredi sacri, con una descrizione sulle condizioni della Chiesa e una nota di tutte le cerimonie celebrate nel corso dell’anno.
Nelle “ordinazioni per la Chiesa di San Martino di Casternago” (A.C.M. Pieve di Missaglia, Sez. X, volume 19, quinterno 25, anno 1571) si fa specifico accenno alle regole vigenti, stabilite da San Carlo negli atti Sinodali a proposito dell’altare “... L’altar co’ la sua predella si faccia co la sua predella alla misura delle regole vigenti...” o a proposito del cimitero ... “il cimitero si serri co’ sbarra di legno acciò no vi possano intrare bestie...”
Purtroppo la decifrazione di questi documenti è difficoltosa in quanto si tratta spesso di brutte copie di lettere o di appunti, scritti non in latino ma in dialetto dell’epoca e qualche volta anche deteriorate.
In una lettera scritta nel 1567 a Don Leonetto Clavone, allora Parroco della Chiesa di San Giorgio a Rovagnate, gli si chiede se il fiume decorrente fra Rovagnate e Perego ponga San Martino dalla parte di Perego o di Rovagnate (A.C.M. Sez. X, vol. 22 quinterno 32).
Da altre lettere seguite sempre dalla visita di San Carlo si accenna alla croce, ai candelieri di ottone, alle finestre e così via, mentre una pianta di tutta la Pieve di Missaglia (A.C.M. Sez. X, vol. 20, quinterno 8) sempre del 1571, indica le strade che si dipartono da Missaglia verso le varie Parrocchie.... Rovagna (Rovagnate) lontano da Missaglia miglia 4...
Mentre nel 1611 si parla ancora in termini normali dell’oratorio di San Martino (A.C.M. Vol. 4 quinterno 19) in una relazione scritta per ogni parrocchia si dice “...Seguita un’altro oratorio nel luogo di Casternago intitolato a San Martino, antico, et mezzo diroccato ...”
Nonostante San Carlo avesse ordinato di restaurarlo ciò non fu mai fatto perché i soldi furono sempre devoluti alla Chiesa di Rovagnate “... quel poco di sepelettile ch’aveva sta reposto qui in chiesa (Rovagnate) ...”
Sempre in un’altra relazione (Sez. X, Vol. 39, quinterno 2, Foglio 4 , anno 1640), si accenna a “... San Martino di Casternago, chiesa antica diroccata ... et non vi si celebra da molti anni ...” Dal foglio 3, quinterno 14 del 1710, da una visita del Vicario Foraneo risulta soltanto brevemente “... visitato fuit oratorius St.Martini Castrenardi...” mentre dal foglio 9, anno 1723, dallo Stato del Clero “... il quale si celebra ne i giorni feriali nell’oratorio di San Martini de Casternago ...”
Questo fa supporre che la Chiesa sia stata restaurata negli anni dal 1640 al 1723. Lo fa supporre anche la decorazione delle pareti, tuttora esistente, mentre nel 1571 si parlava di pareti nude.